8xMille per la Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Voi firmate – Noi aiutiamo

Con la Vostra firma sull’8xmille alla Chiesa Evangelica Luterana in Italia, potete sostenere progetti sociali e culturali in tutta l’Italia.

La CELI, 15 comunità distribuite in tutta l’Italia, dal Brennero alla Sicilia. Una piccola Chiesa, senza grandi risorse, che vuole proclamare e “praticare” la Parola del Vangelo tramite un impegno attivo e solidale nella società. Molti contribuenti italiani ci sostengono da anni in questa impresa.

Cosa facciamo con l’8xMille:

IMPEGNO SOCIALE

GENDER E PARI OPPORTUNITÀ

CULTURA

SOCIETÀ

Promozione dell’ecumenismo
Attività per giovani e anziani

AMBIENTE E CLIMA

E molte altre cose…

Bei Projekten im Ausland arbeitet unsere Kirche mit internationalen Partnern wie dem Martin Luther Bund, dem Lutherischen Weltbund und dem Gustav Adolf Werk zusammen, die durch ihre Projekte einen sorgsamen Umgang mit den Geldmitteln garantieren. Aus den weiter unten einzusehenden Berichten kann entnommen werden, wie die 8-Promille Gelder von der Synode verteilt werden.

8xMille Vi ringraziamo per la vostra fiducia. Confidiamo nel vostro aiuto.
8xMille – La tua firma affinché possiamo anche in futuro vivere in modo concreto il messaggio della Bibbia

 

Tra i progetti attivati

Un progetto per i “Dublinati”

Il progetto “Dublinati” di CELI e FCEI per chi rientra in Italia in base all’accordo Dublino III – Un riferimento per chiese e ong in Europa 

 “Dublinati”. Il progetto d’accoglienza di CELI e FCEI è pensato per chi resta intrappolato nelle maglie dell’accordo Dublino III che toglie ai migranti la possibilità di scegliere il paese dove chiedere asilo, costringendoli a tornare dove sono state registrati la prima volta in Europa. Il progetto istituito nel novembre del 2017 e operativo dal primo gennaio 2018, originariamente pensato per la durata di solo un anno, è finanziato soprattutto con i fondi 8xmille e grazie al sostegno generoso della Chiesa Evangelica del Württemberg. Con la pandemia globale, così spiega la responsabile accoglienza della FCEI, Federica Brizi, tutto si è fatto più complicato.

Nel 2018 i richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale espulsi in Italia da parte di altri Stati membri in applicazione del Regolamento europeo di Dublino III, erano 6.351; nel 2019 questo numero ha subito solo un leggero calo, parliamo di 5.864 persone.

Il progetto “Dublinati” di CELI e FCEI all’inizio era stato pensato per accogliere dieci persone all’anno. Il budget 2020 per affrontare queste situazioni oggi è arrivato a 45.200 euro. Vista l’emergenza, già nel primo anno si era reso necessario il raddoppio della quota iniziale, obiettivo raggiunto grazie al sostegno finanziario della Chiesa Evangelica del Württemberg. Già a fine marzo del 2019 il contingente gestito dal progetto “Dublinati” contava trenta persone. A fine anno questa cifra è aumentata di più del doppio. L’introduzione dei due decreti sicurezza emanati dal governo Conte a firma del ministro degli Interni Salvini nel periodo tra la fine del 2018 e l’inizio 2019, ha determinato una reale emergenza umanitaria nel paese, cancellando di fatto il sistema di tutela della popolazione migrante.

Con il 2020 e l’arrivo del coronavirus, le segnalazioni delle persone espulse sono leggermente diminuite, e questo a seguito delle restrizioni per contrastare il propagarsi della pandemia. Nei 12 mesi del 2020 su segnalazioni pervenute dai membri delle Chiese Evangeliche Europee e di organizzazioni non governative del settore, sono state prese in carico in tutto trenta persone di cui 4 hanno trovato accoglienza stabile finalizzata all’inserimento sociale.

I servizi di assistenza, tutela ed orientamento hanno raggiunto invece circa 50 persone tra cui molti minori. A questi si aggiungano le persone accolte nei precedenti anni e per le quali è continuata l’attività di formazione, inclusione lavorativa e sostegno legale e sanitario. Nei primi mesi del 2021 si conta ad oggi la presa in carico di una sola persona nuova.

Quello che può sembrare un segnale positivo, non lo è invece. Le persone destinate all’espulsione spesso rimangono intrappolate nei campi provvisori di prima accoglienza. Chi comunque arriva in Italia, a seguito dei provvedimenti anti Covid 19, si è visto costretto in molti casi, ad affrontare il periodo di lockdown per strada, in assenza di tutele ed assistenza, dato che sul territorio italiano si è verificata una brusca chiusura dei servizi di inclusione ma soprattutto di accoglienza, cosa che ha determinato un vero e proprio abbandono della popolazione più fragile.

Le espulsioni nell’ambito dell’accordo Dublino III vengono effettuate principalmente dalla Germania e dalla Svizzera.

Le vittime dell’accordo Dublino III provengono soprattutto da Nigeria, Eritrea, Pakistan, Ghana, Afghanistan, Cina, Mali, Camerun, Somalia ed Algeria. Si tratta spesso di persone arrivate in Europa già da diversi anni, che nei Paesi che li espellono spesso si erano già ricostruite una vita, dopo aver trovato una sistemazione e un lavoro. L’accordo Dublino III difatti è in netto contrasto con la Convenzione di Ginevra del 1952 che sancisce il diritto ai profughi di scegliere dove stabilirsi.

Chi arriva in Italia ancora sprovvisto di asilo, ha accesso all’accoglienza nel sistema nazionale. Diversamente chi invece è già regolarizzato, non ha più diritto a nulla in Italia. Il progetto “Dublinati” si riferisce in particolare a questa categoria, persone che arrivano a Fiumicino, spesso spaesati, senza sapere a chi rivolgersi, dove andare e anche senza mezzi. Si tratta quindi di prenderli in consegna, trovare loro una sistemazione, verificare se hanno bisogno di assistenza sanitaria e poi occuparsi della parte legale per riuscire a metterli in regola.

Sin dall’inizio il progetto “Dublinati” collabora con l’Esercito della Salvezza di Roma, che nei primi due anni ha messo a disposizione uno spazio della loro struttura per garantire la tutela dell’integrità fisica delle persone. “Le pratiche da svolgere sia per l’accoglienza sia per quanto riguarda l’aspetto sanitario e legale si sono fatte quindi molto più complesse a causa della pandemia e l’iter si è prolungato di molto”, spiega la responsabile accoglienza della FCEI.

I servizi garantiti dal progetto “Dublinati” sono nello specifico:

–           Assistenza, informazione e monitoraggio pre-partenza (raccolta segnalazioni ed informazioni casi)
–           Organizzazione rientro protetto (contatti con le Autorità aeroportuali ed ONG);
–           Accoglienza in aeroporto (in caso di fragilità fisiche, psicologiche);
–           Mediazione ed inserimento in centri di accoglienza;
–           Accoglienza temporanea in strutture convenzionate (Esercito della Salvezza, YWCA);
–           Tutela legale (per la richiesta di asilo, preparazione all’audizione con la Commissione territoriale per il         riconoscimento della protezione internazionale, ricorsi, ricongiungimenti…);
–           Orientamento e assistenza all’inclusione, ai servizi del territorio (iscrizione al Servizio sanitario nazionale,     Centri per l’impiego, scuola di italiano, lavoro di rete con ONG sui territori);
–           Orientamento sanitario, sociale, psicologico, lavorativo, tutoraggio e accompagnamento ai servizi territoriali;
–           Sostegno economico.

Da quando ha avuto inizio il progetto “Dublinati” le segnalazioni, le richieste di orientamento e le prese in carico di beneficiari soprattutto provenienti dalla Germania sono notevolmente aumentate. La dimostrazione che il progetto sia diventato un riferimento sul territorio italiano per la rete internazionale di chiese ed ong.

nd
19.05.2021


Progetto umanitario “Granello di senape”

Comunità Evangelica Luterana di Sicilia


Progetto “Rifugio”

Comunità Evangelica Luterana di Bolzano

Insieme per i bisognosi in Alto Adige: Rifugio – Binario 1 – Casa invernale – Dorea

Una piccola associazione con pochi membri effettivi e molti volontari della società civile intorno. “Rifugio – Binario 1” a Bolzano è stata fondata nel 2015 quando la città di Bolzano, nota anche come “la porta delle Dolomiti”, si è trovata improvvisamente catapultata nel pieno del dramma dei rifugiati. Centinaia di uomini e donne sbarcati in Italia, attraversavano la penisola con la speranza di raggiungere il nord Europa. Arrivati al Brennero, le guardie di frontiera austriache facevano scendere tutti dai treni e li rispedivano in direzione sud. Capolinea temporaneo: il binario 1 della stazione di Bolzano.

Caroline von Hohenbühel, ex vicepresidente del Sinodo e tesoriera della CELI e ora presidente della Comunità Evangelica Luterana di Bolzano, è stata una delle nove donne che hanno fondato l'”Associazione Rifugio – Binario 1″ nel novembre 2017, ed è tutt’ora la forza trainante e instancabile che sta dietro le molte azioni dell’associazione a favore dei rifugiati. Dopo l’emergenza alla stazione, è stato necessario infatti organizzare alloggi, supporto medico e anche legale per i rifugiati.

RIFUGIO – BINARIO 1

L’associazione “Rifugio” si è presa cura di tutti coloro che per un motivo o per l’altro non risultavano inquadrabili nel sistema d’aiuto dell’assistenza pubblica. Fin dall’inizio, il rifugio e i volontari della società civile che sostengono l’associazione, hanno concentrato la loro attenzione sulle persone che hanno particolarmente bisogno di protezione. Si tratta di donne incinte, donne con bambini piccoli, disabili, vittime della tratta sessuale, della violenza sessuale e della tortura, vittime di mutilazioni genitali. Per 14 mesi, fino al mese di maggio 2019, l’associazione ha potuto ospitare i suoi protetti in un edificio nel centro del capoluogo altoatesino. 128 persone per un totale di 3587 notti. Molti rifugiati in cerca di aiuto hanno anche trovato poi alloggio nella Comunità Evangelica Luterana di Bolzano, fin dall’inizio una grande sostenitrice di “Rifugio-Binario 1“.

CASA D’INVERNO, LIBRO d’INVERNO e CENTRO DIURNO
Winterhaus-1 Nell’inverno e nella primavera del 2019/ 2020, da Rifugio è nata la Casa d’Inverno, ovvero vitto e alloggio per una cinquantina di migranti e persone senzatetto durante il periodo del primo lockdown, seguiti da un centinaio di volontari insieme al gruppo Rifugio e da associazioni laiche e cristiane. Da questa esperienza, dalla Casa d’Inverno è nato il “Libro d’Inverno“, il Winterbuch. Ventuno storie attorno ad una casa grande e calda in centro a Bolzano in un inverno freddo. Storie che raccontano di cinquantatré letti per donne, bambini e uomini senza fissa dimora; di novantatré volontari con tanto di coraggio da agire da soli e senza alcun sostegno pubblico e di settemila pernottamenti in cinque mesi. Il ricavato del “Winterbuch” è stato devoluto al progetto nato di seguito, “Dorea”.

Nel durissimo inverno 2020/21, segnato da un altro periodo di lockdown, il gruppo di volontari intorno a Caroline von Hohenbühel è riuscito ad allestire per tre mesi un centro diurno dove le persone alloggiate di notte nei vari ricoveri per i senzatetto della città, potevano Centro diurno 4restare durante le ore diurne, quando i dormitori erano chiusi. Lì potevano trovare una bevanda calda, qualcosa da mangiare, un computer, lezioni di lingua italiana o tedesca. Oltre naturalmente a un ambiente accogliente e magari anche a degli aiuti concreti per migliorare la propria situazione. “La cosa più importante per noi era toglierli dalla strada e dal freddo anche durante il giorno”, sottolinea Caroline von Hohenbühel.

DOREA

L’ultima iniziativa di questo dinamico gruppo, una sorta di ibrido tra associazione strutturata e volontari indipendenti, si chiama “Dorea“. Si tratta di un progetto a favore di donne senza casa e/ o vittime di violenza. A Prato Isarco, pochi chilometri a nord di Bolzano, un’intera casa è stata messa a disposizione del progetto che punta a dare aiuto a donne e famiglie in difficoltà. Il primo piano è riservato a donne bisognose che necessitano di assistenza, nei due piani superiori c’è spazio per quattro famiglie che hanno un lavoro ma non un posto dove vivere. Il 14 maggio Caroline von Hohenbühel è riuscita inoltre a firmare un contratto d’affitto per due appartamenti in una casa dell’Istituto per l’edilizia Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano. Un’ulteriore casa poi dovrebbe essere a disposizione entro breve.

Un problema che “Rifugio” non si stanca di denunciare: a Bolzano ci sarebbe abbastanza spazio disponibile per ospitare i senzatetto, soprattutto nella zona industriale, dove abbondano strutture dismesse. Ma non tutto ciò che è disponibile viene sfruttato. Uno degli obiettivi di Rifugio fin dall’inizio è stato quello di mostrare alle autorità pubbliche che ci sono delle possibilità per contenere l’emergenza, e questo anche senza l’impegno di somme ingenti. In altre parole, l’emergenza dei rifugiati e dei senzatetto non può essere semplicemente affrontata in modo rigido, schematico e burocratico. Troppi finiscono sulla strada. Troppo spesso, dice Caroline von Hohenbühel, la politica diffonde consapevolmente delle cifre false per allarmare la popolazione e suscitare ulteriori paure e sospetti, non solo contro gli stranieri e i bisognosi ma anche contro coloro che tentano di aiutarli.

Le attività dell’associazione “Rifugio” sono sostenute con i soldi dell’8xMille della Comunità Evangelica Luterana di Bolzano e della Chiesa Evangelica Luterana in Italia e dalla Chiesa Evangelica di Germania, EKD. (nd)


Progetto Orsacchiotto e colazione dei poveri

Comunità Evangelica Luterana di Roma

Da cinque anni ogni primo giovedì del mese circa 80 mamme africane con neonati si recano in comunità per prendere un pacco di pannolini, vestiario e giocattoli per i loro bimbi. Il progetto è portato avanti da volontari.

Quelle che si presentano in comunità sono donne dell’Africa del Nord o dell’Africa centrOrsacchiotto Projekt 2ale che vivono a Roma da circa due o tre anni. Nel corso del 2015 si sono presentate sempre più donne giovani provenienti dalla Libia e dall’Afghanistan. Non sa di tutte per quale via esse siano giunte in Italia. Alcune sono rifugiate, altre sono alla ricerca di un futuro migliore. Nessuna di queste mamme ha trovato sinora lavoro o un luogo di residenza confortabile. Ciò è dovuto anche al fatto che dopo diversi anni di permanenza in Italia non parlano italiano. La maggior parte di loro vive insieme ad altre donne in piccoli alloggi nella periferia della città. Molte non hanno marito oppure questo è rimasto in Africa. I volontari della comunità si sforzano di aiutare queste donne anche con consigli pratici, oltre che con i pannolini e i vestiti. E’ molto importante che i bambini frequentino quanto prima l’asilo nido e che imparino sin da piccoli a parlare l’italiano e ad adattarsi allo stile di vita italiano.


Colazione dei poveri

Comunità Evangelica Luterana di Roma

La “Colazione dei Poveri” è un progetto della comunità luterana di Roma da quasi 20 anni. Due mercoledì al mese, di mattina e senza interruzioni tranne la pausa ad agosto, i volontari della comunità s’impegnano in questo progetto. Una di loro ci spiega: “La maggior parte dei nostri assistiti viene qui da anni. Tanti di loro sono bravissime persone alle prese con una vita piena di troppe difficoltà. Vengono qua per una bevanda calda, un cornetto e un piccolissimo sostegno economico. Qualche volta, magari in prossimità delle feste, riusciamo a dare loro anche un piccolo pacco dono con beni di primissima necessità. Ma accade di rado. Perché vorremmo fare di più, ma non ci riusciamo”.

Poveri 2004 001Viene dato un sostegno anche a quegli anziani che necessitano di medicine e che con i tagli alla spesa sanitaria, non riescono ad acquistare. Un problema per chi deve assumere farmaci fondamentali per la salute. Così, a fronte della presentazione di una ricetta medica, i volontari compilano un modulo che i più bisognosi presenteranno a una farmacia con cui la comunità ha un accordo: i medicinali vengono consegnati ai bisognosi mentre la comunità ne copre i costi.

Il pastore spiega il senso della Colazione dei Poveri: “Come comunità, non siamo e non vogliamo essere un’isola. Accogliamo persone che hanno bisogno, con tutto il nostro impegno, con senso di responsabilità. E credo che questo abbia ancora più valore perché lo facciamo all’interno di un quartiere benestante. Abbiamo così coinvolto un paio di esercenti della zona che ci vendono i cornetti a prezzo di costo, rinunciando al guadagno. Altri ci danno qualcosa per i nostri poveri in occasione delle feste. Ma la nostra colazione, oltre che a “nutrire” il corpo di queste persone, vuole nutrirne l’anima con un sentimento sincero di accoglienza e, spesso, d’amicizia da parte dei nostri volontari”.


Progetto Comunicazione

Comunità Evangelica Luterana di Merano

La Comunità Luterana di Merano ha dato inizio nel 2020 ad un nuovo progetto, che è nato durante il periodo di diffusione del Corona virus. Lo scopo della comunità è quello di coinvolgere maggiormente nella comunicazione e nello scambio delle informazioni persone che altrimenti non sarebbero autonome e dipenderebbero dal mondo esterno.

Particolare attenzione è data a coloro che – per qualsiasi motivo – hanno rifiutato le nuove tecniche e nello stessoIMG_1296 tempo fanno parte del gruppo a rischio. Video-telefonate, concerti online, meditazioni su YouTube, culti su Facebook, conferenze via Zoom e molto altro sono cose diventato oggi scontate anche per molte persone anziane. Con il sostegno del Consolato Generale di Milano e di donazioni private la Comunità Evangelica di Merano ha acquistato nuovi tablet e iPad, li ha configurati in un modo facile da usare e ora dovranno servire a migliorare la comunicazione e collegamento col mondo. Giovani mostrano e accompagnano l’utilizzo dei dispositivi, così che non solo attraverso lo strumento tecnico, ma anche tramite il rapporto tra i giovani accompagnatori e i loro alunni ha luogo uno scambio di informazioni interessante tra generazioni.

Un esempio pratico: dopo una caduta una signora si trova ancora nell’ospedale di Merano. Le visite sono vietate a causa delle normative contro il Corona-Virus. Ma non si annoia ed è sempre in contatto con qualcuno. Sul suo letto ospedaliero c’è un nuovo iPad e le invia messaggi per Whatsapp e telefona per FaceTimecon amici e conoscenti. Questo le dà motivazione e aiuta il processo di guarigione.

“Abbiamo notato che attraverso le direttive relative al Corona Virus, la quarantena e l’isolamento si verifica un forte isolamento.” Commenta il pastore Krautwurst.  “Ne sono colpite soprattutto le persone anziane, che spesso per giorni e settimane sono state collegate al mondo esterno solo tramite una chiamata telefonica. Anche oggi spesso non si fidano di andare in mezzo alla gente a causa della loro età avanzata e dei loro propri problemi di salute. Sono queste le persone che vogliamo incontrare a cui vogliamo togliere la paura e donare la voglia di vivere!

Pfr. Martin Krautwurst


Progetto pacchi alimentari

Comunità Evangelica Luterana di Merano

Quando il campanello della canonica di Merano suonava e qualcuno allungava la mano in segno di supplica, c’eraBettlerbeutel sempre il dubbio: si trattava di qualcuno che davvero aveva davvero bisogno di aiuto e sostegno, o si trattava invece di qualche furbo in cerca di soldi per alcol, sigarette, droga o per la sala giochi più vicina? Il pastore Martin Krautwurst ha separato il grano dalla pula smettendo di distribuire denaro ed avviando un progetto diaconale: la borsa del mendicante. Dietro la porta della canonica, dal 2014 tutti i giorni sono allineati dei sacchetti contenenti il necessario per sfamarsi e sopravvivere: pane, qualche scatola, pasta, riso e salsa di pomodoro, frutta e fette biscottate, più qualche articolo per l’igiene quotidiana.

Il progetto è diventato da tempo un punto di riferimento importante per la vita di molti che vivono ai margini, al limite o sotto la soglia di povertà, per chi fa fatica a sbarcare il lunario, soprattutto verso la fine del mese. Una signora anziana con un bambino piccolo, uomini e donne di tutte le età e di diversa estrazione e provenienza. Ciò che hanno in comune è il bisogno e la gioia per il dono della borsa del mendicante amorevolmente confezionata, che promette un pasto degno di tale nome e che, con sapone, dentifricio e spazzolino, carta igienica e detersivo, aiuta a preservare la dignità personale. In aggiunta a questo un po’ di calore umano, un “come stai oggi”, un sorriso accogliente e una benedizione per accompagnare il cammino nel quotidiano.

Il progetto diaconale della Comunità Evangelica Luterana di Merano è finanziato con i fondi dell’8xMille.

 


Progetto “Tampep”

Comunità Evangelica Luterana di Torino

La comunità di Torino è una delle più recenti comunità formatasi nell’ambito della CELI. Essa non svolge attività diaconali in proprio, ma supporta l’attività svolta da altre istituzioni. Fra queste vi è l’associazione Tampep.

L’Associazione Tampep di Torino nasce nel 1993 e si costituisce in Associazione il 23 luglio 2001.
L’AssociaziLogo Tampepone è una onlus, apolitica e apartitica, che promuove interventi e azioni, con un approccio multidisciplinare, basati sul rispetto dei diritti delle persone vulnerabili e socialmente discriminate, in considerazione delle loro scelte e della loro dignità, con l’obiettivo di raggiungerne l’integrazione sociale e di contribuire alla riduzione dei fenomeni criminali conseguenti al degrado sociale.
Da sempre, nell’attuazione dei propri interventi, l’Associazione Tampep ha dedicato una particolare attenzione alle questioni di genere.
Tampep ha uno sportello di ascolto, orientamento e assistenza, apeTampeprto tutti i giorni senza appuntamento. Svolge attività di consulenza legale gratuita, mediazione culturale, accompagnamento ai servizi socio-sanitari territoriali, servizio di unità di strada, progetti di inserimento abitativo in semi-autonomia, consulenza al rimpatrio volontario assistito.
Gestisce programmi di assistenza e integrazione sociale rivolti alle vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento.
L’Associazione si occupa anche di campagne di sensibilizzazione, formazione e attività di ricerca-azione sui temi della violenza di genere.

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Gemellaggio con la comunità  Farandé in Togo

Comunità Evangelica Luterana di Sanremo

Alcuni anni fa, abbiamo iniziato un gemellaggio con la comunità di Farandé in Togo e abbiamo contribuito alla costruzione della loro chiesa. I lavori erano iniziati già nel 1997, ma anche nel 2013, quando, nell’ambito della nostra assemblea generale, abbiamo deciso di promuovere un “progetto più ampio”, mancavano ancora finestre e porte… La collaborazione è nata, poi, attraverso i contatti personali del nostro allora pastore Jakob Betz.

Farandé è una cittadina con circa 2000 abitanti. Si trova nel nord del Togo nella zona della prefettura di Binah. La nostra comunità gemellata fa parte dell’ “EEPT” (Église Évangélique Presbytérienne du Togo / Chiesa Evangelica Presbiteriana in Togo). L’anno scorso aveva 190 membri, tra cui più del doppio di donne e ragazze (130) di uomini e ragazzi (60). L’evangelizzazione del Togo settentrionale da parte di missionari protestanti iniziò nel 1937. Nello stesso anno fu fondata una scuola di catechismo a Farandé, seguita da una scuola elementare nel 1947 e un centro medico nel 1956, che oggi funge da centro medico-sociale. I catechisti, e successivamente i parrochi, fino alla metà degli anni ’60 provenivano principalmente dalla Francia, dalla “Società delle missioni” (PMI) di Parigi.

La nuova chiesa, in uso dal 2012, può ospitare fino a 400 persone, ma non è affatto troppo grande: durante i culti in occasione di matrimoni e altri eventi, sembra piuttosto piccola – tanti sono gli ospiti.

Per coinvolgere più giovani in progetti musicali, e in particolare per fondare un coro di tromboni, la comunità Farandé nei prossimi mesi, con il nostro aiuto, acquisterà alcune trombe, tromboni, tamburi vari, piatti, uno strumento a tastiera e microfoni, un mixer, un amplificatore e altoparlanti per l’utilizzo in chiesa. Con questa iniziativa il pastore Joseph Kalao e il consiglio di chiesa si rivolgono in particolare ai giovani della comunità.